Il concerto mondiale per accerchiare Berlino e allontanare l’euroabisso

Una telefonata allunga la vita, una teleconferenza – perlomeno per qualche ora – calma i mercati. Ieri infatti le Borse europee si sono mantenute in terreno positivo in attesa del colloquio a distanza tra i ministri delle Finanze dei paesi del G7, iniziato mezz’ora dopo le 13, e soprattutto in vista delle decisioni che oggi potrebbero arrivare dalla Banca centrale europea. Gli unici listini a chiudere in rosso sono stati quelli di Berlino e di Atene.
6 GIU 12
Ultimo aggiornamento: 15:31 | 20 AGO 20
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Una telefonata allunga la vita, una teleconferenza – perlomeno per qualche ora – calma i mercati. Ieri infatti le Borse europee si sono mantenute in terreno positivo in attesa del colloquio a distanza tra i ministri delle Finanze dei paesi del G7, iniziato mezz’ora dopo le 13, e soprattutto in vista delle decisioni che oggi potrebbero arrivare dalla Banca centrale europea. Gli unici listini a chiudere in rosso sono stati quelli di Berlino (sulla scia di dati negativi degli ordini industriali per la prima economia del continente) e di Atene (che ha perso 5 punti dopo che S&P’s ha fatto sapere che c’è una possibilità su tre che il paese ellenico esca dall’euro). La teleconferenza dei ministri del G7 – secondo le ricostruzioni – si è trasformata nell’ennesimo tentativo di esercitare pressioni sull’Europa, affinché risponda in maniera coesa all’aggravamento della crisi dei debiti sovrani (diventata nel frattempo crisi delle banche), e per la prima volta anche in un convinto ed esplicito pressing sul paese leader dell’Ue, la Germania, affinché riveda alcune sue posizioni troppo focalizzate sull’austerity e troppo caute su una maggiore integrazione europea.
La riunione “fa parte dei contatti regolari che proseguono dall’inizio della crisi”, ha minimizzato invece la Commissione Ue, parlando di “esagerazione” delle aspettative rispetto all’appuntamento. E’ vero, ma solo in parte. Effettivamente nelle ultime settimane quella di avere colloqui frequenti e a più voci sembra diventata una strategia, finalizzata a un maggior coordinamento delle cancellerie di fronte a mercati imprevedibili come mai prima. Il 17 maggio, alla vigilia del G8 di Camp David, erano stati David Cameron, François Hollande, Angela Merkel e Mario Monti a vedersi a distanza per costruire un fronte comune davanti agli altri grandi del pianeta; mercoledì scorso, il 30 maggio, il presidente Barack Obama avrebbe invece assistito – sempre in videoconferenza – al primo palese scontro tra Angela Merkel e gli altri leader dei maggiori paesi europei, con la cancelliera contraria a “regalare soldi tedeschi alle banche spagnole”.
Ieri però il clima era decisamente differente. Innanzitutto per le notizie arrivate poco prima del summit. In mattinata si erano diffuse dichiarazioni di Christine Lagarde, direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, che non avranno fatto piacere ai fautori di una politica monetaria ultrarigorista (come la Bundesbank): “La crescita può essere stimolata con la politica monetaria, come nel caso delle aste di rifinanziamento a lungo termine già usate dalla Bce – ha detto Lagarde a un quotidiano svedese – E’ anche evidente che c’è spazio per un altro taglio dei tassi”. Un messaggio esplicito all’Eurotower, dalla quale già oggi qualche analista si attende una riduzione del costo del denaro (attraverso il taglio del tasso di riferimento, ora all’1 per cento). D’altronde l’inflazione, temuta soprattutto a Berlino, non sembra alle porte. Qualche ora dopo, un altro colpo per i mercati: il ministro delle Finanze spagnolo, Cristobal Montoro, ha ammesso che “l’accesso ai mercati al momento per noi non è più aperto”. La crisi bancaria di Madrid fa temere una corsa agli sportelli o comunque un peggioramento dei conti pubblici in seguito a un eventuale salvataggio. Perciò lo stesso Montoro, per la prima volta, ha chiesto esplicitamente che sia l’Ue a mettere a disposizione risorse per gli istituti nazionali. Berlino permettendo, vista l’opposizione di Merkel a una maggiore condivisione dei rischi nel breve termine.
Insomma, gli indizi c’erano già tutti perché la teleconferenza – alla quale hanno partecipato pure Mario Draghi (Bce) e Lagarde (Fmi) – si trasformasse in una “Germany bashing session”, “una sessione di botte per la Germania”, come l’ha definita una fonte qualificata alla Reuters. Da ambienti del governo italiano, invece, precisavano: i toni non sono mai stati sopra le righe. Palazzo Chigi smussa anche le letture più dietrologiche della nuova visita in Italia decisa da Hollande per il 14 giugno: Roma e Parigi non pensano a un fronte comune pro crescita e pro Eurobond da contrapporre a Berlino. Resta il fatto che una settimana dopo, il 22 giugno i due leader si rivedranno in Italia assieme a Merkel, in vista del Consiglio Ue di fine mese. Per quell’occasione sono soprattutto gli Stati Uniti ad attendersi passi decisi verso una crescente integrazione europea come unico modo per allentare le pressioni dei mercati. Non a caso ieri il Tesoro di Washington, dopo la riunione, ha dichiarato che il G7 esaminerà “gli sviluppi dell’economia globale”, “inclusi i progressi verso l’unione fiscale e finanziaria in Europa”. Come dire che la mèta finale, comunque la pensi Merkel, è segnata. L’alternativa sarebbe catastrofica, non solo per noi.